Indonesia

SUD EST ASIATICO   /   Indonesia
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Il più esteso arcipelago al mondo, che si estende per oltre 5000 km attraverso la linea dell'Equatore, è stato da sempre meta di esploratori, colonizzatori, missionari, avventurieri, viaggiatori intrepidi e, da qualche anno, turisti. Ogni isola presenta degli aspetti geografici, etnologici, architettonici, artistici e culturali differenti che rende possibile, ed anzi consigliabile, visitare l'Indonesia in più viaggi. Bali è un vero paradiso per gli amanti dell'artigianato locale, prevedete quindi parecchio spazio in valigia per gli acquisti.

CLIMA: L'Indonesia è un grande arcipelago composto da migliaia di isole, che copre una vastissima area intorno all'Equatore, tra il sud-est asiatico e l'Australia (si estende per più di 5.000 chilometri da ovest a est, come la distanza tra il Portogallo e la Turchia orientale).
Il clima dell'Indonesia è quasi ovunque equatoriale, vale a dire caldo, umido e piovoso tutto l'anno. In alcune zone vi è una stagione secca, che dunque sarà quella da preferire, mentre in altre zone è più difficile trovare un momento dell'anno che sia chiaramente il meno piovoso. Come in genere accade nei Paesi caldi, le piogge si presentano sotto forma di rovescio o temporale.
Vi sono anche montagne e vulcani spesso molto elevati, in cui la temperatura diminuisce naturalmente man mano che si sale con la quota.
Trovandosi in prossimità dell'equatore, in Indonesia il giorno dura 12 ore tutto l'anno, e il tramonto arriva abbastanza presto. Il sole equatoriale è fortissimo e può essere pericoloso anche con il cielo nuvoloso, soprattutto in montagna.
Dato che la temperatura è stabile tutto l'anno (con minime intorno ai 22/25 gradi e massime intorno ai 30/32 gradi tutto l'anno), l'aspetto più importante per determinare il clima dell'Indonesia sono le precipitazioni, che sono una conseguenza dal regime dei monsoni e dall'impatto che essi hanno sulle diverse zone. In genere tra dicembre e marzo predominano i venti settentrionali, mentre tra giugno e settembre predominano i venti meridionali. Questi venti hanno un impatto diverso a seconda dell'esposizione dei versanti e dalla presenza di montagne.
Seguire la situazione nel dettaglio zona per zona è abbastanza complesso.
In genere il periodo migliore per visitare l'Indonesia va da giugno a settembre.
Il mare in Indonesia è caldo tutto l'anno, con poche variazioni di temperatura tra un mese e l'altro.

DOCUMENTAZIONE NECESSARIA PER L'INGRESSO NEL PAESE
PASSAPORTO: necessario, con validità residua di almeno 6 mesi alla data di ingresso in Indonesia.

VISTO: dal 13 giugno 2015 nella Repubblica d’Indonesia sono entrate in vigore nuove disposizioni che regolano il rilascio dei visti d’ingresso per motivi di turismo, affari, sociali, governativi e per missioni ufficiali.
I cittadini italiani, in possesso di passaporto almeno valido per sei mesi, che intendano recarsi in Indonesia per motivi di turismo possono ottenere gratuitamente il visto d’ingresso per un massimo di 30 giorni (non estendibile) presso i seguenti aeroporti:

1. Kualanamu, Medan
2. Hang Nadim, Batam
3. Soekarno-Hatta, Tangerang, Jakarta
4. Juanda, Surabaya
5. Ngurah Rai, Bali
6. Husein Sastranegara, Bandung
7. Sepinggan, Balikpapan
8. Sultan Iskandar Muda, Aceh
9. Adisucipto, Yogyakarta
10. El Tari, Kupang
11. Sam Ratulangi, Manado
12. Minangkabau, Padang
13. Sultan SyarifKasim II, Pekanbaru
14. Sultan Mahmud Badaruddin II, Palembang
15. Adisumarmo, Surakarta
16. Ahmad Yani, Semarang
17. Halim Perdana Kusuma, Jakarta
18. Sultan Hasanuddin, Makassar
19. Polonia, Medan
20. Bandara Internasional Lombok, Mataram
21. Tanjung Pandan, Belitung
22. Binaka, Sibolga
23. Frans Kaisiepo, Biak
24. MaimunSaleh, Sabang
25. Mopah, Merauke
26. Mozes Kilangin, Tembaga Pura
27. Pattimura, Ambon
28. Supadio, Pontianak
29. Tarakan, Tarakan

O porti:

1. Achmad Yani, Ternate;
2. Amamapare, Tembagapura;
3. Anggrek, Gorontalo;
4. Bandar BentanTelani Lagoi, Tanjung Uban;
5. Bandar Sri Setia Raja, Bengkalis;
6. Bandar Seri UdanaLobam, Tanjung Uban;
7. Batam Centre, Batam;
8. Batu Ampar, Batam;
9. Bagan Siapi-Api, Bagan Siapi-Api;
10. Belawan, Belawan;
11. Benete, Sumbawa Besar;
12. Belakang Padang, Belakang Padang;
13. Biak, Biak;
14. Boom Baru, Palembang;
15. Celukan Bawang, Singaraja;
16. Citra Tri Tunas, Batam;
17. Ciwandan, Cilegon;
18. Dumai, Dumai;
19. Dwi Kora, Pontianak;
20. Gunung Sitoli, Sibolga;
21. Jambi, Jambi;
22. Jayapura, Jayapura;
23. Kabil, Batam;
24. Kendari, Kendari;
25. Kota Baru, Kota Baru;
26. Kuala Enok, Tembilahan;
27. Kuala Langsa, Aceh;
28. Kuala Tungkal, Jambi;
29. Kuala Tanjung, Tanjung Balai Asahan;
30. Lauren Say, Maumere;
31. Lembar, Mataram;
32. Lhokseumawe, Lhokseumawe;
33. Malahayati, Aceh;
34. Malundung, Tarakan;
35. Manado, Manado;
36. Marina Teluk Senimba, Batam;
37. Marore, Tahuna;
38. Miangas, Tahuna;
39. Merauke, Merauke;
40. Nongsa Terminal Bahari, Batam;
41. Nusantara Pare-Pare, Pare-Pare;
42. Nusantara, Tahuna;
43. Padang Bai, Bali;
44. Panarukan, Panarukan;
45. Pangkal Balam, Pangkal Pinang;
46. Panjang, Bandar Lampung;
47. Pantoloan, Palu;
48. Pasuruan, Pasuruan;
49. Pemangkat, Sambas;
50. Probolinggo, Probolinggo;
51. Pulau Baai, Bengkulu;
52. Sabang, Aceh;
53. Samarinda, Samarinda;
54. Sampit, Sampit;
55. Samudera, Bitung;
56. Sekupang, Batam;
57. Selat Lampa, Ranai;
58. Semayang, Balikpapan;
59. Siak Sri Indrapura, Siak;
60. Sibolga, Sibolga;
61. Sintete, Sambas;
62. Soekarno-Hatta, Makassar;
63. Sorong, Sorong;
64. Sri Bayintan, Tanjung Pinang;
65. Sri Bintan Pura, Tanjung Pinang;
66. Sungai Guntung, Tembilahan;
67. Tanjung Benoa, Denpasar;
68. Tanjung Balai Karimun, Tanjung Balai Karimun;
69. Tanjung Emas, Semarang;
70. Tanjung Gudang, Pangkal Pinang;
71. Tanjung Harapan, Selat Panjang;
72. Tanjung Intan, Cilacap;
73. Tanjung Kelian, Pangkal Pinang;
74. Tanjung Lontar, Kupang;
75. Tanjung Pandan, Bangka Belitung;
76. Tanjung Perak, Surabaya;
77. Tanjung Priok, DKI Jakarta;
78. Tanjung Uban, Tanjung Uban;
79. Tanjung Wangi, Jember;
80. Tarempa, Tarempa;
81. Teluk Bayur, Padang;
82. Teluk Nibung, Tanjung Balai Asahan;
83. Tembilahan, Tembilahan;
84. Tri Sakti, Banjarmasin;
85. Tual, Tual;
86. Tunon Taka, Nunukan
87. Yos Sudarso, Ambon;
88. Yos Sudarso, Cirebon.

Oltre ai cittadini italiani anche le seguenti passaporti possono ottenere il visto d’ingresso gratuito:

Austria, Denmark, Kuwait, Norway, South Korea, Bahrain, Ecuador, Laos, Oman, Spain, Belgium, Finland, Macau, Peru, Sweden, Brunei Darussalam, France, Malaysia, Philippines, Switzerland, Cambodia, Germany, Morocco, Poland, Thailand, Canada, Hong Kong, Mexico, Qatar, United Arab Emirates, Chile, Hungary, Myanmar, Russia, United Kingdom, China, Italy, Netherlands, Singapore, United States of America, Czech Republic, Japan, New Zealand, South Africa, Vietnam

MONETA: Rupia Indonesiana.

FORMALITA’ VALUTARIE E DOGANALI: nessuna. Esiste una libera convertibilità della valuta. A Jakarta e nei maggiori centri turistici è possibile effettuare sia il cambio Dollaro USA/Rupia che quello Euro/Rupia, a tassi correnti. Il cambio con l’Euro è invece ancora poco diffuso nelle zone meno turistiche e più remote del Paese. Le principali carte di credito sono accettate negli esercizi turistici.

COMUNICATO DELLA BANCA DI INDONESIA
Vi informiamo che a partire dal 01 Luglio 2015 il Governatore della Banca di Indonesia obbliga tutti I turisti a usare entro tutto il territorio Indonesiano, solo la
Rupia Indonesiana
come unica moneta per ogni transazione.
Il turista quindi all’arrivo deve cambiare Euro o Dollari Americani in moneta locale presso le banche e/o presso I vari money changers.

TASSE AEROPORTUALI E PORTUALI:
Dal 09/02/2015 le tasse aeroportuali sono incluse nel biglietto aereo.
Dal 03/07/2017 tutti i Clienti in partenza in barca dal porto balinese di Padang Bai saranno tenuti a pagare direttamente in valuta locale i seguenti importi:
Per Gili e Lombok = 60.000 Rupie Indonesiane (circa EUR 4,00)
Per Nusa Lembongan e Nusa Penida = 50.000 Rupie Indonesiane (circa EUR 3,30)

SITUAZIONE SANITARIA
STRUTTURE SANITARIE: In Indonesia il livello delle strutture sanitarie pubbliche non é paragonabile agli standard occidentali. Vi sono solo poche strutture pubbliche nelle principali città del Paese (con particolare riferimento a Jakarta, Surabaya e nell’isola di Bali), ma nessuna di livello adeguato. Nella capitale ci sono anche alcune cliniche private che erogano un servizio soddisfacente ed é presente un centro trasfusionale presso la Croce Rossa indonesiana.
Tendenzialmente sono reperibili tutti i principali medicinali, sia pure a prezzi generalmente elevati. Tuttavia, qualora si soffra di una malattia che necessiti di farmaci particolari, si consiglia di partire con una adeguata scorda di medicinali di cui si ha bisogno.
Si raccomanda di stipulare, prima di intraprendere il viaggio, un’adeguata assicurazione che preveda, oltre alla copertura delle eventuali spese mediche, anche il rimpatrio aereo sanitario o il trasferimento in altro Paese del malato. In mancanza di tale assicurazione il rimpatrio medico comporta notevoli difficoltà e prezzi elevati.
VACCINAZIONI: Nessuna vaccinazione obbligatoria. Il vaccino contro la febbre gialla è obbligatorio per tutti i viaggiatori di età superiore a 9 mesi provenienti da Paesi a rischio di trasmissione della malattia.
PRECAUZIONI: Si raccomanda di seguire le ordinarie norme di prevenzione igienica: bere solo acqua imbottigliata e non usare ghiaccio di provenienza incerta, usare all'occorrenza prodotti disinfettanti come amuchina e bicarbonato, lavare accuratamente frutta e verdura. E’ consigliabile acquistare o portare con sé un repellente per insetti, soprattutto se si viaggia nel periodo delle piogge. E’ sempre consigliabile portare con sé i medicinali di base.

TRASPORTI: i collegamenti aerei sono accettabili, più difficili e incerti quelli ferroviari e terrestri.
Per quanto riguarda l'affitto di veicoli a motore (automobili e motocicli), si segnala che gli stranieri devono essere in possesso di patente di guida internazionale abilitata anche alla guida di veicoli a due ruote (nel caso s’intenda noleggiare un motoveicolo, prassi molto comune a Bali): Modello Convenzione di Ginevra 1949 oppure Vienna 1968.
In assenza di tale patente è possibile richiedere alle competenti Autorità un permesso di guida provvisorio della durata di un mese (prorogabile dopo un esame teorico-pratico). Si suggerisce comunque di noleggiare veicoli con autista ma per chi preferisca noleggiare un veicolo, si raccomanda di prestare la massima attenzione nella guida di veicoli e motocicli noleggiati, evitando le ore notturne.
Per la guida di motoveicoli esiste l'obbligo dell'uso del casco sia per il guidatore sia per il passeggero. Gli stranieri possono noleggiare e guidare auto e motociclette fornite di polizza assicurativa per stranieri. Obbligatorie le cinture di sicurezza.
Guida a sinistra, sorpasso a destra.

SICUREZZA: Si sconsigliano fortemente attività turistiche (passeggiate, trekking, ecc.) nell’area montuose interessate da fenomeni eruttivi o durante la stagione delle piogge. Si raccomanda, in ogni caso, di tenersi costantemente informati attraverso i mass media locali, internazionali o il proprio albergatore e di attenersi alle misure impartite dalle Autorità indonesiane.
La natura arcipelagica del Paese fa sì che le acque che lo costeggiano siano caratterizzate da forti correnti che possono mettere in difficoltà anche provetti naviganti e nuotatori. Particolare attenzione deve essere posta, in tal senso, sulle spiagge che si affacciano sull’Oceano Indiano, tradizionale destinazione per turisti da surf e windsurf.
Assolutamente sconsigliata la navigazione solitaria o con insufficiente equipaggio.

AMBASCIATA:
Ambasciata d'Italia a JAKARTA
Jalan Diponegoro no. 45,
Menteng
Jakarta 10310, Indonesia
Tel.: (+62 21) 319.374.45
Fax: (+62 21) 319.374.22
Ufficio Consolare: Tel./Fax (+62 21) 319.234.90
Cellulare di servizio:
0815 181.13.44 (per chi chiama dall’Italia 0062 815.181.13.44).
E-mail: ambasciata.jakarta@esteri.it

TELEFONIA:la copertura della rete telefonica cellulare, soprattutto nelle città, è buona e in costante espansione.
Prefisso per l'Italia: 0039
Prefisso dall’Italia: 0062 (es. 21 per Jakarta). Se da un telefono fisso si chiama un numero della città nella quale ci si trova, non occorre digitare il prefisso, mentre occorre digitarlo se si chiama da un cellulare (es. 021 per Jakarta).

ELETTRICITA': La corrente elettrica è a 220 V. Le prese sono generalmente a due fori rotondi e spesso sono prive del collegamento a terra, utile prevedere un adattatore universale.

FUSO ORARIO: + 5 ore per Sumatra e Giava, + 6 ore per Bali e + 7 ore per l'Indonesia orientale nel periodo in cui in Italia vige l'ora legale; nel periodo in cui vige l'ora solare in Italia si deve aggiungere un’ora in più.

LINGUE: Il Bahasa Indonesia, l'inglese è diffuso nelle aree turistiche.
Il nome con cui gli indonesiani designano il loro idioma è Bahasa Indonesia (cioè "lingua dell'Indonesia"). Quest'ultima è sostanzialmente una semplice varietà del malese dal quale differisce non molto nell'ortografia e nel lessico. È, in un certo senso, molto moderna: divenuta lingua ufficiale nel 1945, è la lingua insegnata nelle scuole e parlata in televisione, per favorire la comunicazione tra etnie che avrebbero altrimenti oltre 300 differenti dialetti. La fonologia e la grammatica sono relativamente semplici: i verbi non hanno coniugazioni di sorta e non contemplano l’espressione del tempo e i nomi non hanno numero né articoli che li definiscano. La grammatica è appena accennata.

POPOLAZIONE: Con più di 18.000 isole, 6000 delle quali disabitate, l’Indonesia è il più grande arcipelago del mondo e conta oggi oltre 200 milioni di abitanti divisi in più di 200 gruppi etnici. Dopo l’Indipendenza del 1945 i matrimoni tra le differenti etnie sono aumentati facilitando una maggior coesione nella popolazione indonesiana. La religione predominante è l’Islam, con l’eccezione di Bali, dove si professa l’induismo, e le zone di Minahasa nel nord Sulawesi, di Toraja nel sud Sulawesi, delle isole East Nusatenggara, di buona parte di Papua, Batak e delle isole Nias a nord di Sumatra, dove la maggioranza degli abitanti è cattolica o protestante. Nell’insieme, in ogni caso, la popolazione Indonesiana è profondatemene religiosa e generalmente tollerante, tanto che il motto sullo stemma nazionale è Bhinneka Tunggal Ika: Unità nella Diversità.
Nonostante oggi i più giovani, specialmente quelli residenti nelle grandi città, seguano le tendenze internazionali, le tradizioni sono ancora fortemente sentite, soprattutto in occasione delle cerimonie più importanti quali ad esempio i matrimoni.

CULTURA: Non esiste una cultura ufficiale, ma molte tradizioni trovano le loro origini nella cultura indù dell’antico impero Majapahit. Forse la forma artistica più distintamente “indonesiana” sono le rappresentazioni “wayang kulit”, nelle quali con dettagliatissime ed intricate sagome si mettono in scena storie della tradizione Mahabharata, Ramayana e popolare, con l’accompagnamento di un’orchestra gamelan dai suoni incredibilmente metallici e ritmici. L’Indonesia è culturalmente legata ai malesi, con I quali ha in comune produzioni artigianali quali i batik.
La cultura popolare moderna è largamente dominata dal gruppo etnico più grande, quello dei giavanesi. I divieti introdotti da Suharto per arginare la diffusione dei prodotti della cultura occidentale, come il rock’n’roll, hanno talvolta causato (o permesso) lo sviluppo di forme alternative di musica, come il dangdut, sorta di pop diffusosi negli anni 70 del secolo scorso.

RELIGIONI: musulmana, cattolica/protestante, induista, buddista.

Ramadan:
2020 dal 24 aprile al 23 maggio
2021 dal 13 aprile al 12 maggio
2022 dal 2 aprile al 1 maggio
2023 dal 23 marzo al 20 aprile
2024 dal 11 marzo al 9 aprile
2025 dal 1 marzo al 29 marzo
2026 dal 18 febbraio al 19 marzo
2027 dal 8 febbraio al 8 marzo
2028 dal 28 gennaio al 25 febbraio
2029 dal 16 gennaio al 13 febbraio

FESTIVITA': A causa delle molteplici religioni professate nel Paese, in Indonesia sono festività nazionali le maggiori ricorrenze cristiane, musulmane, buddiste e indù. In date fisse cadono il Capodanno (1gennaio), Kartini day (21 aprile), l’Ascensione di Cristo (24 maggio), la Giornata dell’Indipendenza (17 agosto) e il Natale (25 dicembre). Cadono in date variabili di anno in anno le seguenti feste: Ascensione del profeta Maometto, Fine del Ramadan, Festa del sacrificio di Abramo, Capodanno islamico, Anniversario della nascita del profeta Maometto (feste musulmane); Venerdì Santo (festa cristiana); Nyepi o Capodanno balinese (festa induista); Giorno di Waisak o Commemorazione della nascita, illuminazione e morte di Buddha (festa buddhista).
Molteplici sono le feste, cerimonie e spettacoli che si svolgono in ogni regione indonesiana. Tra le più importanti ricordiamo:
Febbraio: Labuhan (Parang Kusumo, Puncak Gunung derapi, Yogyakarta, offerte rituali sfilate con costumi sontuosi); Sesami Mahesa Lawung (Surakarta, Giava, offerte e sacrifici di bufali)
Aprile: Sea Festival (Pelabuhanratu, Giava, sacrifici di bufali, danze tradizionali, concerti di gamelan e canti)
Maggio: Festival del Borobudur (Yogyakarta, Giava, dieci giorni di festeggiamenti con teatro delle ombre, esibizioni di danzatori e musicisti, artigianato locale); Horas Festival (Sumatra) con gare di cavalli e di barche sul lago Toba
Giugno: Festival del Lago Toba (Prapat, Sumatra); Ya’howu festival (Nias, occasione unica per vedere gli antichi costumi di battaglia dei niassesi)
Luglio: Festival di Bunaken (Sulawesi, con rappresentazioni teatrali); Mejuah-Juah Festival (a Karo, Sumatra, ed a Aceh nel Sulawesi, cerimonie religiose, danze tipiche e musiche; combattimento dei bufali (Bukittinggi, Sumatra)
Agosto: Kerapan sapi (Mandra, Giava, corse di buoi e tori; Gare con canoe (Pacu Jalur, Taluk Kuantan e Indragiri Hulu, Riau); Funerali Toraja (Sulawesi)
Settembre: Festival Kraton (Yogyakarta e Solo, Giava, con gruppi artistici e folkloristici); Festival di Erau (Tenggarong, Kalimantan, con danze e giochi tradizionali
Ottobre: Selamatan Suran (Balekambang, Giava, danze e musiche
Dicembre: Rondang Bintang Festival (Pematang Purba, Sumatra, danze e bellissimi costumi tradizionali); Kesodo (Monte Bromo, Giava, antica cerimonia propiziatoria con offerte votive.

GASTRONOMIA: Convergono nella cucina indonesiana una gran varietà di piatti regionali e influenze straniere, tra le quali quella malese e quella cinese. La più diffusa e nota è legata alla tradizione giavanese, che utilizza semplici prodotti stagionali. Molto spesso si identifica la cucina Indonesiana con il nasi goreng (riso fritto), ma ci sono molte opzioni per chi desidera sperimentare i diversi aspetti della cucina locale. Padang, a Sumatra, è nota per la cucina particolarmente speziata della popolazione Minankabau, con alcune similitudini con la vicina Malaysia. Sia i cristiani Batak che gli induisti balinesi sono attratti dai piatti a base di maiale, mentre nel nord Sulawesi i Minahasa sono famosi per mangiare praticamente di tutto e per l’utilizzo di condimenti molto piccanti anche per gli standard indonesiani. La maggioranza religiosa musulmana condiziona naturalmente anche la cucina, che deve essere Halal (priva di sostanze derivate dal maiale), ma esistono delle eccezioni come il balinese babi guling (maiale arrosto).
Il riso (nasi) è l’alimento principale e il più diffuso in tutto l’arcipelago. Famoso in tutto il mondo il nasi goreng.
I noodles (mi o mie) sono al secondo posto per popolarità e diffusione, molto comuni anche le zuppe.
Tra I piatti più popolari ricordiamo il gado-gado (verdure sbollentate con salsa di arachidi), il satay (pollo e agnello alla griglia) e sicuramente il gorengan: letteralmente “qualcosa di fritto”, può essere dolce a base di banana o patata dolce, o salato a base di tofu o tempeh.; viene servito in genere per le strade come snack o insieme a del riso, è indubbiamente molto popolare e molto economico, anche se igienicamente poco raccomandabile,,,
I condimenti più diffusi sono a base di peperoncino. Si tratta di salse chiamate sambal con diversi ingredienti (es. sambal ulek, con peperoncino, sale e lime; sambal pecel con arachidi; sambal terasi con gamberetti ecc.). Alcune possono essere veramente piccanti, raccomandiamo cautela quando vi chiedono se desiderate che il vostro piatto sia pedas (piccante)!
Gi indonesiani spesso non usano le posate: se volete adeguarvi all’uso locale e mangiare con le mani, l’idea di base è di utilizzare 4 dita per fare dei piccoli fagottini di riso da intingere nella salsa e da portare poi alla bocca spingendo con il pollice. La regola da osservare è di usare solo la mano destra, mai la sinistra.
Per quanto riguarda le bevande, ricordiamo che l’acqua del rubinetto in genere non è potabile: bevete solo da bottigliette confezionate e ben sigillate e possibilmente evitate il ghiaccio. Gli alcolici sono facilmente reperibili, nonostante l’Islam sia la religione più diffusa, nelle aree più turistiche, nei ristoranti e nei bar di alto livello. La birra Indonesiana più nota è la Bintang, seguita dalla Bali Hai e dalla Hanker. Il vino è molto costoso e disponibile solo nei grandi hotel e ristoranti; quasi sempre si tratta di vino importato ma esistono anche alcuni piccoli produttori locali.

ABBIGLIAMENTO: E’ consigliabile uno stile sobrio, con abiti semplici e modesti. Sulle spiagge di Bali e Lombok la gente del posto è abituata all’abbigliamento da spiaggia dei turisti occidentali, ma se doveste frequentare zone meno turistiche raccomandiamo di adeguarvi agli usi locali, coprendo le gambe e la scollatura per quanto riguarda le signore. In genere l’abbigliamento casual è il più indicato, ma ricordate di non vestire in modo particolarmente succinto, soprattutto quando visitate i templi.

CENNI STORICI:
Derivata dal greco la parola Indonesia, "indos" per indiani e "nesos" per isole, ci riconduce al I secolo quando i commercianti indiani assieme ai loro prodotti cominciano a portare gli influssi della loro grande civiltà. Col tempo si formano ed emergono i grandi imperi: nel VII secolo Sriwijaya che, al colmo del suo splendore, erige nel centro di Giava il grande santuario buddista di Borobudur; nel XIII secolo abbiamo l'ascesa dell'impero Hindu Majapahit, che oltre ad unire buona parte dell'Indonesia moderna crea molti monumenti importanti come il complesso di Prambanan. Nello stesso periodo abbiamo da parte di Kublai Khan il primo serio tentativo d'invasione del Paese mentre gradualmente i mercanti arabi pongono le basi della religione islamica che si afferma definitivamente come dominante alla fine del XVI secolo. Partendo dalle loro basi di Malacca, i portoghesi entrano nella geografia indonesiana alla ricerca di spezie, ma vengono spodestati dagli olandesi che, fatto salvo breve interludio durante le guerre napoleoniche, mantengono il controllo del paese fino alla conquista giapponese all'inizio della II Guerra Mondiale in Oriente. I movimenti indipendentisti già costituitisi sotto l'occupazione olandese, prendono forza ed emergono dalla clandestinità con la proclamazione d'indipendenza nell'agosto del 1945. Segue un oscuro periodo di lotta fra gli olandesi, nuovamente al potere, ed i patrioti ormai insofferenti a qualsiasi giogo: il contrasto viene definitivamente regolato nel dicembre del 1949 dalle Nazioni Unite con la riconosciuta sovranità di quelle che erano le Indie Orientali Olandesi.

GIAVA

Centro politico ed economico del paese raccoglie oltre il 55% di tutta la popolazione indonesiana. Dalla forma stretta ed allungata, la dorsale dell'isola è caratterizzata da una serie di vulcani (alcuni dei quali ancora attivi), da non perdere la visita al Monte Bromo. Prima dell'invasione islamica del XV secolo, la popolazione Hindu-Buddhista è riuscita a regalarci numerose meraviglie architettoniche; le più importanti sono il Borobudur ed il Prambanan nei pressi di Yogyakarta.

JAKARTA

È banale e sicuramente riduttivo dire che Jakarta è la capitale dell’Indonesia, infatti è molto di più: un concentrato di quello che l’lndonesia potrebbe essere e forse sarà, un campione, con pregi e difetti, delle possibilità e del futuro del Paese. Non a caso la città è chiamata lbu Kota, cioè “la città madre”.

Jakarta o, meglio, la Grande Jakarta copre un’area di 638 kmq e ha lo statuto speciale di provincia. Ci sono 6 ore in più rispetto all’Italia, 5 quando da noi vige l’ora legale. La temperatura diurna oscilla tra i 26°C (dicembre-febbraio) e i 28°C (aprile-maggio). Per tutto l’anno l’umidità si aggira sul 95%, qualche volta attenuata dalla brezza del mare. Il periodo delle piogge va da novembre a maggio.
A Jakarta vivono 9 milioni di individui, appartenenti a diversissime etnie (giavanesi, balinesi, batacchi, minangkabau, cinesi ecc.), arrivati in città in tempi lontani o recenti (si calcola che circa 200.000 emigranti ogni anno raggiungano la capitale dalle varie zone dell’Indonesia) in seguito a calcoli politici o scelte personali. Le varie etnie non si sono mischiate, se non in rari casi. Così a Jakarta c’è il quartiere minangkabau, quello balinese, quello cinese ecc., tante piccole città con propri negozi, templi, teatri, luoghi di riunione e ristoranti. Ovviamente in ognuno di questi quartieri si parla una lingua precisa e il bahasa indonesia è un po’ l’idioma veicolare delle varie etnie. Gli indigeni di Jakarta, i betawi, si esprimono nel malese betawi (lingua compresa in buona parte di Giava occidentale). Ma se i vecchi parlano l’idioma tradizionale, i giovani e gli emigranti usano uno slang chiamato semplicemente malese di Jakarta.

Jakarta è il cuore economico dell’Indonesia. E’ stato calcolato che l’80% dei capitali investiti nell’arcipelago passa per la capitale e la percentuale deve essere più o meno la stessa per le ricchezze, almeno finanziarie, che escono dal Paese. Non bisogna dimenticare che la metropoli è sede della gestione politica, amministrativa e burocratica della Repubblica indonesiana, né il ruolo che la corruzione svolge da quelle parti. In città hanno sede aziende che operano nei più diversi rami produttivi, compagnie finanziarie hanno i loro uffici, nella cintura ci sono fabbriche e il porto è uno dei più importanti dell’Asia.

Kota è il nome con il quale i jakartani indicano la città vecchia, il “centro storico”. Purtroppo non vi è rimasto molto dell’antica Batavia, soprattutto perchè all’inizio del secolo scorso il governatore generale Daendels decise di far demolire il vecchio abitato e di far ricostruire tutto ex novo. Negli anni ‘70 il governo indonesiano ha investito ingenti capitali per far recuperare il possibile, ma l’iniziativa ha avuto un successo parziale. Fortunatamente tanti oggetti sono stati ritrovati e oggi sono esposti nei vari musei della città.

Sunda Kelapa si trova vicino alla foce del fiume Ciliwung. Un tempo era una città-porto molto florida, dove nel XVI sec. attraccavano le navi dei mercanti portoghesi che commerciavano con il regno indù dei Pajajaran. Adesso gli abitanti di Jakarta sono soliti indicare la zona come Pasar Ikan, mercato del pesce. Se si vuole essere testimoni di una parte genuina, non contemplata da “pacchetti turistici”, della città, è opportuno fare una visita, meglio se nelle prime ore del mattino, al pasar ikan: si potrà assistere a vivaci e colorite contrattazioni riguardanti aragoste, tartarughe e ogni tipo di pesce presente nel mar di Giava, nonché capire quante etnie diverse popolino oggi Jakarta.
lodok è il luogo ove si ritirarono i cinesi di Batavia dopo i massacri del 1740. Oggi è il quartiere cinese della città e l’area commerciale per eccellenza. La zona vecchia è formata da stradine serpeggianti, da piccole case con balconi e tipici tetti cinesi, da negozietti tra i più diversi, è piena di bancarelle, punti di ristoro e c’è un continuo viavai di becak. È uno dei posti della capitale che merita effettivamente una passeggiata. Nella parte sud di JI. Pancoran, vicino al mercato del pesce di Petak Sembilan, si trova il Dharma Saya. Costruito nel1860, è oggi il tempio cinese più interessante della città. Una delle strade che segnano il perimetro di Glodok è JI. Gajah Mada. Questa è una delle arterie più importanti della metropoli ed è caratterizzata da molti centri commerciali, però ci sono anche due edifici storicamente importanti: uno si trova al n. 188 ed un tempo era l’abitazione del capitano cinese che veniva delegato dagli olandesi a sovrintendere gli affari della sua comunità; al n. 111 c’è un edificio eretto nel 1760, che era utilizzato dal governatore generale Reinier de Klerk come residenza di campagna.

Taman Fataillah è una piazza che viene presentata come “il museo all’aperto della vecchia Batavia”. La piazza è circondata da alcuni palazzi importanti come il Museo delle Belle Arti e delle Ceramiche ove sono esposte alcune delle più belle collezioni di ceramiche del Sud-Est asiatico (quasi tutti i pezzi sono stati donati al museo dall’ex vicepresidente della Repubblica Adam Malik). Sugli altri Iati della piazza ci sono il Museo cittadino e il Museo Wayang. Il Monumento nazionale, noto anche come “Monas”, è in JI. Silang Monas. Si tratta di un obelisco in marmo alto 137m, alla cui sommità c’è una fiamma in oro che pesa 35kg. Alla base dell’obelisco c’è un edificio adibito a museo di storia con una “sala per le meditazioni”. La costruzione del monumento è iniziata nel 1961,durante il periodo di Sukarno, ma l’inaugurazione, da parte di Suharto, è avvenuta solo nel 1975. Il monumento dovrebbe rappresentare la lotta egli sforzi del popolo indonesiano per l’indipendenza.

La Marina Jaya Ancol è il porto ove attraccano motoscafi d’altura e yacht, e da dove si parte per raggiungere le Pulau Seribu. Nel complesso si possono affittare biciclette d’acqua, barche a vela e materiale per la pesca. Il Taman Ismail Marzuk, che i locali chiamano semplicemente TIM, è il Centro culturale di Jakarta; si trova in JI. Janksa. Vi si tengono spettacoli di danze balinesi, gare di poesia, concerti di musiche tradizionali indonesiane, esibizioni di gruppi jazz. Ci sono anche due gallerie, ove espongono artisti indonesiani contemporanei, e un planetario. Perintis Kemerdekaan e il Monumento Soekarno-Hatta. Entrambi sono in JI. Proklamasi 52. Il primo è l’ex-residenza del presidente Sukarno ed è il luogo ove venne proclamata, in nome del popolo, l’indipendenza dell’Indonesia. Il monumento ricorda le figure dei due grandi leader indipendentisti, primo presidente e primo vicepresidente della Repubblica indonesiana.

Lo zoo si trova nel quartiere di Ragunan, alla periferia sud di Jakarta. Aperto nel 1965, occupa un’area di185 ettari, ove si possono ammirare migliaia di esemplari di uccelli e di animali, tra i quali anche orang-utan e varani di Komodo.
Pasar Burung è il mercato degli uccelli che si tiene ogni giorno in JI. Pramuka. È famoso in tutta Giava per la varietà e la bellezza degli uccelli esposti e trattati (alcuni anche illegalmente). È uno di quei posti non contemplati dalle guide turistiche di Jakarta, ma che dovrebbe essere assolutamente visitato dallo straniero per il colore e calore che offre. La Gereja Portugis si trova all’inizio di JI. Pengeran Jakarta. Eretta tra il 1693 e il 1696 doveva servire la comunità portoghese che all’epoca viveva a Batavia. All’interno della chiesa ci sono un pulpito in stile barocco e un organo antico. La Moschea Istiqlal è in piazza Merdeka. Terminata agli inizi degli anni ‘80, ha un’architettura abbastanza moderna. Oggi è il più grande tempio musulmano del Sud-Est asiatico.


YOGYAKARTA

I templi del Prambanam.
I tempietti disposti attorno ad un gruppo centrale di otto templi maggiori, dominati a loro volta da quelli di Shiva, costituiscono solo una parte delle innumerevoli costruzioni edificate un tempo nella zona e che purtroppo ora rimangono visibili come una serie di pietre squadrate ammassate una sull'altra. Se si interpreta il complesso di Borobudur come un testo della dottrina buddista, nel tempio di Shiva, con le sue gallerie di rilievi rappresentati le storie del Ramayana, si riconosce un testo dell'induismo.
Trasferimento e sistemazione in hotel, a pochi passi dalla Malioboro Road con possibilità di shopping serale.

Ulteriori informazioni sul Prambanan Copyright © 1997 Nuova Era
Non molto lontano da Borobudur si trovano i templi della piana di Prambanan, 17 km a est di Yogyakarta. Vennero costruiti sotto il regno di Mataram, quello che mise fine alla dinastia Sailendra e che si estese fino a Bali, Lombok, Sulawesi e Borneo meridionale. Se Borobudur non esistesse, sarebbe Prambanan la grande attrazione architettonica dell'Indonesia. Un taxi da Yogyakarta a Prambanan costa pochi dollari, oppure ci sono bus e minibus in continuazione che passano per tutte le strade principali di "Yogya". Chi non teme il traffico, trarrà vantaggio dal visitare la piana in bicicletta, perchè i sette templi principali sono dislocati qualche chilometro l'uno dall'altro. Chi prende l'autobus, verrà assaltato alla stazione da tassisti e motociclisti che si offrono per l'intera giornata, a prezzi che vanno dai cinque ai venti dollari. Tre templi, dedicati rispettivamente a Brahma, Vishnu e Shiva troneggiano nel mezzo della corte quadrata. Il terzo è quello più spettacolare. E` considerato il massimo monumento induista dell'Indonesia. Costruito intorno all'anno 900, la sua pianta ricorda Borobudur, non fosse altro perchè anche in questo caso l'obiettivo degli architetti era di rappresentare il mitico Monte Meru. Al primo dei sei livelli i bassorilievi raccontano la storia del Ramayana. Il potere drammatico e metafisico della danza cosmica di Shiva rappresenta forse l'apice dell'arte giavanese del bassorilievo. Ognuna delle quattro scalinate porta a quattro camere, dedicate ad altrettante divinità. La piana è letteralmente disseminata di templi (in origine ce n'erano 232). Tre chilomeri a ovest, verso Yogya, si incontra uno dei più interessanti, il Candi Sari, costruito nell'825, e poco a nord di questo il Candi Kalasan, datato al 778, ovvero uno dei primissimi dell'intera Giava, e uno dei primi documenti del sincretismo giavanese (vi sono fuse la cosmologia induista e quella buddista). Continuando verso Yogya, dopo altri cinque chilometri, si arriva al bivio per Candi Sambisari, la scoperta più recente della piana (gli scavi archeologici sono ancora in corso). Gran parte di questi "candi" sono mausolei di sovrani, per cui la piana è una specie di "valle dei re" giavanese. I templi vennero abbandonati in concomitanza con l'invasione mussulmana, e vennero severamente danneggiati da un terremoto nel Seicento.

Il Tempio del Borobudur riconosciuto in tutto il mondo come monumentale e somma espressione dell'architettura giavanese buddista. Edificato tra il '750 e l'850 in pietra vulcanica utilizzando come base la parte superiore di una collina, arricchito di innumerevoli sculture e pannelli di bassorilievi, può essere interpretato come un immenso mandala o cosmogramma ordinatamente disposto intorno al grande stupa di Buddha.

Ulteriori informazioni sul Borobudur Copyright © 1997 Nuova Era:
L'immenso mandala di Borobudur è indubbiamente una delle più impressionanti creazioni della civiltà umana. Questa montagna cosmica, costruita all'inizio del IX secolo, molto prima delle grandi cattedrali europee, ha una base di 122 metri quadrati e un'altezza di 35 metri, contiene 5 chilometri di bassorilievi e 500 statue di Buddha e poggia su un milione e seicentomila blocchi di pietra.
Non esiste monumento al mondo, buddista o altro, che possa fungere da campione di riferimento: con Borobudur nacque un'arte, e una concezione dell'arte, che prima non esisteva. Gli studiosi hanno identificato influenze indiane, persiane, greche e persino babilonesi. A commissionarlo furono i principi della dinastia Sailendra, a concepirlo furono saggi del buddismo tantrico, che guidarono la mano dell'architetto Gunadharma, a progettarlo fu una delle più formidabili equipe di scienziati (ingegneri, astronomi, matematici, fisici) della storia dell'umanità, a costruirlo furono diecimila operai, artigiani, scultori e schiavi nell'arco di quasi cento anni. La posizione geografica non è casuale: nella piana si incontrano due fiumi che ricordano la sacra confluenza del Gange e dello Yumna in India, e sullo sfondo si ergono montagne che ricordano il profilo dell'Himalaya.
Tutto si può dire di Borobudur, ma non che sia spettacolare. Anzi, è quanto di più austero e incomunicativo si possa immaginare. Da lontano sembra una colossale roccia scura. La forma è quella di un gigantesco mandala, che si può apprezzare soltanto dal cielo. Le cattedrali europee vennero costruite per essere ammirate dalla piazza antistante, Borobudur e i templi che lo imitarono vennero costruiti per essere ammirati dalle stelle.
L'intento primario era però quello di rappresentare il sacro Monte Meru dell'India, modello mitologico dell'universo. Libri e libri sono stati scritti sulla simmetria gelida e martellante dell'edificio, che colpisce continuamente il visitatore ipnotizzandolo progressivamente in una trance profonda, in un misto di paura e di ammirazione. L'edificio è composto da 10 terrazze, una per ogni fase del cammino spirituale verso la perfezione, divise in tre livelli, corrispondenti alle tre sfere buddiste: la base rappresenta la vita nelle spirali del desiderio (kamadhatu), le cinque terrazze quadrate rappresentano la progressiva emancipazione dai sensi (rupadhatu), le tre terrazze circolari rappresentano la progressione dell'anima verso il nirvana (arupadhatu). In cima improvvisamente la densità massiccia dei livelli precedenti si distende in spazi aperti, la complessità delle terrazze si evolve con naturalezza in una semplice tranquillità. A differenza delle cattedrali europee, per le quali le guglie, le cupole e i campanili sono fondamentali, la vetta conta pochissimo nell'economia architettonica di Borobudur: esiste uno stupa centrale, ma è poco più che un'inevitabilità geometrica. Il paesaggio delle terrazze è cosparso di nicchie contenenti statue di Buddha. Ogni Buddha è leggermente diverso, ma proietta sempre un'aria di serenità.
Nelle gallerie di ciascuna terrazza si entra a sinistra per porgere tributo agli dei, a destra per i demoni. Le gallerie compongono un labirinto di 5 chilometri. Lungo le loro pareti sono disseminati 8.000 metri quadrati di bassorilievi. E i dettagli infiniti di questi costituiscono una delle maggiori attrazioni. Sono 1500 i pannelli della storia di Buddha, a cui vanno aggiunti 1200 pannelli di puro decor. Nell'insieme essi costituiscono una gigantesca enciclopedia del sapere buddista, in quanto abbracciano non soltanto religione, ma anche storia, arte, filosofia, arti marziali, agricoltura, commercio, danza, persino abbigliamento. Ma anche all'occhio più profano risalta subito la giungla di immagini mitologiche, la folla di divinità che si accalca in questo universo in cui Buddha e Shiva sono la stessa divinità.
Salendo le scalinate di Borobudur il pellegrino prova due sensazioni parallele, quella di attraversare la storia dell'umanità e quella di attraversare la propria esistenza individuale. Il rigore logico con cui l'edificio lo accoglie rende l'esperienza più che mistica, quasi scientifica. I simboli che lo aggrediscono a ogni angolo hanno la forza dell'infinito, i numeri che vi legge non sono numeri aritmetici, ma numeri di una scienza che deve ancora essere inventata: la scienza dell'anima.
Notizie Storiche
Fu singolare la sorte di Borobudur. Costruito per glorificare la potenza di Sailendra, venne ultimato pochi anni prima che la dinastia venisse disciolta da principi induisti. Nei secoli successivi una serie di cataclismi naturali, fra cui eruzioni vulcaniche, sommerse la montagna cosmica di detriti. Soltanto nel 1814 un colonnello britannico inciampò casualmente nelle rovine, e soltanto nel 1855 l'immensa costruzione venne riportata alla luce. Secoli di leggende si rivelarono vere: "la città delle mille statue" (com'era nota agli antichi) era davvero esistita, e tornò a proiettare il suo minaccioso ed enigmatico mandala verso gli astri.

Il Monte Bromo, o Gungun Bromo come viene definito in indonesiano, è un vulcano attivo che si trova nell’isola di Giava, nella parte orientale. È molto suggestivo perché è uno dei tre vulcani che sorgono nell’antica caldera del Tengger, dell’ampiezza di dieci kilometri di diametro.

Il monte Bromo fa parte del parco nazionale del Bromo Tengger Semeru ed è una delle bellezze naturali più spettacolari di tutta l’Indonesia. Con i suoi 2.392 metri di altezza non è la vetta vulcanica più alta dell’isola di Java, ma è sicuramente una delle più affascinanti, grazie alla sua ubicazione e alla bellezza del paesaggio circostante.

L’escursione prevede che si raggiunga un punto panoramico sul cratere prima dell’alba, dove poter ammirare il sorgere del sole sul massiccio del Tengger e rimanere meravigliati dagli splendidi colori che illuminano gradualmente il monte Bromo ed i vulcani vicini: il Gungun Kuri e il Gungun Batok.

Aspettare l’alba per ammirare il panorama sul monte Bromo, può significare stare molto tempo esposti ad una temperatura decisamente rigida, data l’altezza delle vette del massiccio del Tengger. È consigliabile perciò essere ben attrezzati con giacche, guanti e cappello da montagna per non patire il freddo e non godersi appieno lo spettacolo naturale del vulcano.


SUMATRA

La zona ricca di fitta vegetazione, di fiumi impetuosi e piccoli laghi montani è tra le più affascinanti del paese. Interessante anche l'architettura locale riscontrabile in alcune abitazioni e le numerose etnie tra cui segnaliamo i Batak (un tempo rinomati cacciatori di teste), i Minangkabau ed i primitivi gruppi delle isole Mentawai.
Sumatra, o Sumatera, è la sesta isola del pianeta più estesa. Si trova all’interno dell’Arcipelago Indonesiano, a sud della Malesia, da cui è separata dallo stretto di Malacca, e a nord-ovest dell’isola di Giava e ad est del Borneo, situato oltre lo stretto di Karimata. Per comprendere la storia di Sumatra è necessario prendere il via dalla sua posizione geografica, strategica per i traffici commerciali fra l'India e la Cina i quali, come noto, favorirono anche scambi d'idee, per cui ancora oggi Sumatra racchiude profonde diversità culturali e religiose al proprio interno.
Visitare Sumatra significa immergersi in una natura ancora selvaggia, incontaminata, dove tradizioni e culture antiche sopravvivono protette da sconfinate foreste di tek, ebano e bambù, abitate da migliaia di specie di animali diversi. Per tutta la sua lunghezza l’isola è attraversata dai monti Barisan, che sul lato orientale degradano dolcemente verso il mare creando coste basse e sabbiose, mentre sul versante occidentale, scendono a strapiombo sull’Oceano Indiano. Nell’entroterra, attraversato da molti fiumi navigabili, risaliti da grossi battelli, si trovano circa un centinaio di vulcani, molti dei quali ancora attivi, che superano anche i 3000 metri di altezza e che rappresentano delle vere e proprie riserve naturali uniche al mondo.
La capitale Medan, fondata dagli Olandesi nel XIX secolo a pochi chilometri dalla costa a nord-est, è una città giovane. Oltre a qualche moschea di dimensioni rilevanti, la città si trova al centro delle maggiori piantagioni di caucciù e tabacco di Sumatra, e grazie anche al porto, costituisce un centro di primaria importanza per l’economia nazionale. A circa 200 Km a sud di Medan si trova Prapat, piccolo centro sulle sponde del Lago Toba, un grande specchio d’acqua di origine vulcanica e oasi di pace e tranquillità.
Al centro del lago l’isola Samosir, raggiungibile in battello da Prapat, disseminata di villaggi in tipico stile Batak, e dove si possono ammirare alcune tra le più antiche tradizioni popolari come la sigalegale, l’originale danza delle marionette inscenata durante le celebrazioni matrimoniali. Tra i numerosi atolli disseminati intorno all’isola, si trova l’isola di Nias. famosa per la bellezza delle spiagge bianche e per le acque cristalline.


SULAWESI

L'isola che sicuramente custodisce alcune tra le tradizioni più antiche e particolari del Paese e che offre scenari e panorami di rara bellezza nei dintorni di Tanatoraja. Le cerimonie ed i festeggiamenti per preparare il viaggio al "puya", il mondo dell'oltretomba, sono unici: l'individuo viene considerato morto solo dopo la celebrazione del suo funerale, nel frattempo il deceduto viene considerato "malato": nutrito, vestito e visitato regolarmente dal medico del villaggio e naturalmente avvolto in speciali tessuti che ne preservino l'integrità mentre la famiglia si prepara ai festeggiamenti sacrificando bufali e maiali. Nonostante queste cerimonie vengano celebrate principalmente da luglio a settembre, i mesi migliori per visitare il Sulawesi vanno da marzo a maggio.


KOMODO E RINCA

Piccole isole, tra Flores e Sumbawa nel gruppo orientale delle Nusa Tenggara. Komodo, prevalentemente collinosa ed arida è rinomata per i suoi "dragoni"; conosciuti scientificamente nel 1912 col nome Varanus Komodoensis, rappresentano la specie di varano più grossa mai vista al mondo con una lunghezza che può raggiungere ben 3 metri. Rinca è più verde ed abbonda di animali tra cui scimmie, bufali d'acqua, daini, aquile.


LOMBOK

Lombok, isola situata a breve distanza da Bali, è caratterizzata da spiagge mediamente non troppo affollate ed è dominata dal Monte Rintani. Abitata dai Sasak, conosciuti per i loro tessuti, la lavorazione dei metalli e dei vasi di terracotta e per le particolari danze (interessanti le visite ai villaggi sulla costa occidentale).
Belle ed ancora relativamente poco frequentate le isole di Gili, dove le acque cristalline ed i fondali multicolori affascinano gli amanti delle immersioni con e senza bombole.

L'isola di Lombok, situata circa 35 km a est di Bali, è un vero e proprio paradiso terrestre: grandi foreste pluviali, ampie savane erbose, un vulcano attivo, il Gunung Rinjani, isole coralline e spiagge deserte. La capitale dell'isola, costituita dalle città di Ampenan, Mataram, Cakranera, non offre particolari attrattive. Di incomparabile bellezza sono i dintorni della piccola insenatura a mezzaluna chiamata Pantai Kuta: sabbia bianchissima, con scuri scogli dove si infrangono le onde. Baia dopo baia, si raggiunge Sengiggi, centro turistico consigliato a chi cerca mondanità e vita notturna.


ISOLE GILI

Immaginate il profumo dei frangipani che pervade l'aria, un imponente vulcano che disegna l'orizzonte. Immaginate di tuffarvi in un mare popolato da placide tartarughe, variopinti pesci tropicali, mante e cavallucci marini. Siete alle isole Gili, tre atolli corallini distanti un paio d'ore di speed boat dalla più famosa Bali e una manciata di minuti dalle coste selvagge di Lombok. In questo piccolo arcipelago i ritmi lenti delle giornate vengono scanditi dalla posizione del sole nel cielo e dai canti del muezzin. I grandi flussi turistici non sono ancora arrivati e recentemente sono stati costruiti piccoli resort, in grado di soddisfare i turisti occidentali.
Da prigione a paradiso tropicale. I primi a sbarcare furono i giapponesi, durante la seconda guerra mondiale, che utilizzarono le isole come prigione. È di quegli anni il relitto di una nave militare, adagiato a più di40 metri di profondità, oggi meta obbligata per i sub più esperti. Successivamente, dopo avere navigato per centinaia di chilometri, si fermarono i marinai provenienti da Sulawesi, per dedicarsi alla coltivazione delle palme da cocco. Negli anni Ottanta approdarono i primi turisti, backpackers in cerca di paradisi sconosciuti dove festeggiare sotto le stelle.
Bellezza in bicicletta. Non circolano né automobili né motorini: sono vietati.Questa è l’occasione ideale per un po’ di movimento: lunghe passeggiate ed escursioni in bicicletta. Bastano meno di due ore per percorrere il sentiero costiero dell’isola maggiore - lunga 3 chilometri e larga 2 - e scoprire il paesaggio che cambia. I chioschi e le capanne cresciuti intorno al porto lasciano presto spazio a palmeti e dune sabbiose che si gettano nel mare. In alternativa il simpatico cidomo, un carretto dipinto con toni vivaci e trainato da un cavallo, arricchito con nappe e campanelle che ne annunciano l'arrivo. Sempre pronto per caricare passeggeri e bagagli. E come per i più tradizionali taxi, è possibile la prenotazione anche via telefono.
Island Hopping. Per passare da un’isola all'altra un traghetto salpa due volte ogni giorno. Oppure si contratta il trasferimento con un pescatore, che usa la tradizionale barca indonesiana, di legno e con un bilanciere su entrambi i lati. Gili Trawangan, la più grande e la più lontana, ha una soluzione per ogni visitatore. Dal resort tropical chic allo spartano lumbung, dalla movida serale alle notti silenziose illuminate solo dalla luna. Gili Meno è conosciuta ed apprezzata per le sue candide spiagge, spesso deserte. Gili Air è la più vicina a Lombok, dove ancora oggi gli abitanti si dedicano alla pesca ed alle attività rurali. All'arrivo troverete una signora sempre sorridente, pronta ad offrirvi un dolcissimo ananas.
Snorkeling&diving. Uno spettacolo da non perdere: le acque che lambiscono gli atolli sono tutte da scoprire. Oltre 25 siti dove ammirare splendidi banchi di corallo impreziositi da una varietà infinita di creature marine. Avvisterete squali, polpi, crostacei, murene, nudibranchi e, in alcuni periodi dell'anno, mante e pesci luna. Grazie al programma di conservazione, è facile nuotare in compagnia di grosse tartarughe, anche a pochi metri da riva. Le guide locali accompagno piccoli gruppi di turisti nei punti più interessanti e, anche solo con maschera e pinne, è possibile assistere a sfilate di sgargianti pesci tropicali. Trawangan è il luogo ideale per partecipare a un corso di freediving: l'obbiettivo è riuscire a trattenere il respiro e scendere ad una profondità di circa venti metri, in completa sintonia con la natura, senza l'ausilio di mezzi artificiali.
Tramonti e sabbia bianca. L'isola maggiore è la più vivace. A partire dall'happy hour in stile tropicale. Non c'è niente di meglio che accomodarsi sui cuscini all'interno di una capanna tradizionale, aperta sui lati e con il tetto di paglia, chiamata “berugak”. La location migliore è sunset point, per accompagnare il sole infuocato che scompare dietro il vulcano. La movida serale è concentrata lungo la costa est e si intensifica nell'area intorno al molo. Dal Night Market, un insieme di bancarelle fumanti di pesce freschissimo, ai ristoranti raffinati che servono piatti di nouvelle cuisine. Dagli sgangherati warung che suonano musica reggae ad angoli silenziosi dove ascoltare le onde del mare che si infrangono a riva. Sotto il cielo stellato delle isole Gili c’è il posto giusto per tutti.


BALI

A chi non si limiterà a visitare le sue spiagge, ma ogni tanto girerà le spalle al mare per dirigersi verso l'interno, Bali regalerà i suoi mille colori unici ed indimenticabili: il verde scintillante delle risaie a terrazze arroccate su pendii scoscesi e delle dense foreste che ricoprono la parte centrale dell'isola, il blu cobalto del cielo, del mare e dei laghi di origine vulcanica, il bianco, il rosso, il giallo e l'arancione dei caratteristici abiti locali, dei batik, degli oggetti di artigianato locale e delle coperte di patchwork.

Per mille anni i balinesi hanno trasformato il paesaggio della loro isola con terrazzamenti collinari e scavi di canali per irrigare la terra per poter coltivare il riso.

Ha attirato visitatori da secoli grazie alla ricca cultura, bellezze naturali spettacolari, costumi e tradizioni uniche, e per la gente sempre molto cordiale.

In quest'isola possiamo trovare molti tipi di colori: nebbie vulcaniche per raffreddare i laghi di montagna, risaie verde smeraldo, bianco e nero nelle sue spiagge sabbiose, ogni centimetro di Bali offre un'immagine diversa dalla precedente che sarà difficile da dimenticare.

La cosa più affascinante del posto sono le persone con la loro passione per l'arte e le poesie. La fede principale della gente di Bali è l'Indu Balinese. Queste miscele esotiche costituiscono la base per il culto locale, portando lo spirituale e il materiale a fondersi nella loro vita quotidiana nel migliore dei modi.
Bali è un luogo di poesia, cultura e bellezza difficilmente riscontrabile in altri luoghi indonesiani. Nonostante alcuni attentati che in passato hanno cercato di distruggere questa bellezza incontaminata, i turisti aumentano di anno in anno, soprattutto australiani. Se siete amanti del surf, il luogo ideale è Kuta Beach.
Secondo una leggenda in Bali trovarono rifugio gli Dei in fuga da Giava e ancor oggi questa palpabile convivenza con le divinità rende l'isola una meta affascinante e indimenticabile. Un mix di tradizione, cultura, mistero, spiagge affollate e divertimento sfrenato che fa di Bali un'isola unica da vivere.
Sono tanti i luoghi meravigliosi da non perdere assolutamente: il tempio Pura Luhur Uluwatu, arroccato in cima a una scogliera nelle vicinanze di Kuta, il Pura Tanah Lot in riva al mare dove si può ammirare il più bel tramonto balinese (da lasciare senza parole) e il Pura Luhur Batukau.
La zona di Jatiluwih, dove si trova uno dei migliori paesaggi a risaie terrazzate di Bali, e la strada che da Batubulan sale a Batuan, cuore dell'artigianato balinese.
Da non perdere anche Ubud, con i suoi pittori naif, i dintorni archeologici e il tempio di Bangli; il tempio di Besakih, l'antica capitale di Klungkung e gli splendidi di Bale Kambang e Bale Kerta Gosa.
Vi segnaliamo anche la grotta dei pipistrelli di Goa Lawah, la zona settentrionale dell'isola con i grandi laghi, le montagne, i vulcani e le spiagge di Singaraja.
L'isola di Bali è talmente ricca di templi e attrazioni da essere chiamata l'Isola degli Dei, l'isola con la maggiore concentrazione di templi al Mondo.
Da non perdere anche la Foresta delle Scimmie e le Cascate Gemelle (Twin Falls) un posto unico dove ci si può inoltrare nella natura e fare il bagno sotto le cascate (si trovano nella parte Centro/Nord dell'isola).
Infine, la stupenda spiaggia di dreamland, meta sognata da tutti i migliori surfisti del Mondo. Posto incantato con onde altissime dove tanti surfisti si esibiscono in manovre spettacolari.
Bali è un’esplosione di colori, profumi, storie affascianti che vi coinvolgeranno e vi faranno trascorrere una vacanza favolosa in ogni suo aspetto.
Tradizioni
A Bali, festività e cerimonie religiose sono numerosissime durante tutto l'arco dell'anno. In genere le cerimonie più importanti si tengono due volte il mese: la notte di luna piena e quella di luna nuova.
Vi riportiamo le principali cerimonie e festività dell'Isola di Bali.
Nyepi o giorno del silenzio (novilunio di marzo o aprile) la cui vigilia è, invece, caratterizzata da un clima quasi carnevalesco; Purnama Kedasa (plenilunio che segue Nyepi); feste a Besakih e al PuraBatur che durano 11 giorni).
Il Gulungan è una specie di Natale balinese che dura 10 giorni durante i quali si organizzano processioni, si suonano i gamelan, si eseguono danze rituali; una solenne processione con offerte chiude i festeggiamenti.
Per i balinesi sono grandi occasioni di festa anche i momenti fondamentali della vita di una persona: nascita, primi passi del bimbo, limatura dei denti, matrimonio, cremazione. Se si ha la fortuna di essere invitati ad assistere ad uno di questi riti di passaggio è bene vestirsi con cura e ricordarsi di portare un piccolo dono. Da metà giugno a metà settembre si tiene a Denpasar il Pesta Seni, un festival delle arti con mostre, musica e danze.
Negli alberghi e nei ristoranti si tengono spesso spettacoli di danze balinesi (barong, kecak, legong) non sempre di alto livello.
Clima
Bali, come il resto dell'Indonesia, è caratterizzata da condizioni climatiche tropicali. Il monsone invernale domina da novembre a marzo (stagione delle piogge) ed è caratterizzato da venti deboli e da un clima soffocante. La stagione secca va da aprile a ottobre ed è caratterizzata da forti venti di sud-est che apportano frescura. Le precipitazioni sono di circa 180 cm nelle pianure del centro-sud con una media di 200 giorni di pioggia l’anno mentre la parte orientale dell'isola e la costa settentrionale sono molto più asciutte.
La temperatura varia tra i 15° e i 32 °C . a seconda della stagione e dell'altitudine. Condizionata dall'elevata umidità, la diminuzione della temperatura in montagna è relativamente modesta mentre può scendere sensibilmente durante la notte. Il sole sorge alle 6 e tramonta alle 18 tutto l'anno.


UBUD

La cittadina di Ubud, situata tra verdi colline e risaie a terrazza, a circa un'ora d'auto da Denpasar, rappresenta una tappa obbligatoria per chiunque fosse interessato alle forme d'arti balinesi.
Nonostante il successo turistico abbia incrementato considerevolmente l'afflusso turistico nel paese ha saputo comunque mantenere intatta la propria realtà di centro del turismo culturale dell'isola.
Il forte sviluppo degli ultimi anni l'ha portata a inglobare diversi paesi limitrofi come Campuan, Penestanan, Padangtegal, Peliatan e Pengosekan che hanno però mantenuto la loro identità culturale.
Il centro paese è costituito dalle due vie principali, Monkey Forest Road e Jl Raya Ubud, che si incrociano tra loro dove è situata la maggior parte delle attività, negozi, agenzie e il mercato.
Molti turisti visitano Ubud per mezzo di un'escursione di un giorno dalla vicina Kuta ma per apprezzare appieno e conoscere la cultura e le tradizioni locali è meglio fare sosta per qualche giorno, senza dimenticare che la città è anche un ottimo punto di partenza per la scoperta degli altopiani centrali e della vicina regione vulcanica situata più a nord.
Una permanenza minima di tre giorni consente di dedicare il primo alla visita del paese per poi passare ai dintorni e magari compiere, tramite un'agenzia locale, un'escursione nelle zone più lontane citate in precedenza.

Visita della città
Il luogo di maggiore afflusso turistico, situato in città, è sicuramente la Sacred Monkey Forest Sanctuary, si tratta di un piccolo angolo di giungla tropicale dove al suo interno sono situati tre templi sacri ed una numerosa colonia di simpatici Macachi grigi: probabilmente sono loro la vera attrattiva turistica.
Attenti custodi vegliano sul comportamento delle scimmie e dei turisti per evitare che entrambi diventino troppo invadenti nei reciproci confronti.
Si consiglia comunque di non portare, durante la visita, oggetti che possano stuzzicare i macachi al furto, come occhiali, ciondoli, fular, cuffiette o altro: meglio non indurli in tentazione.
Si tratta di un luogo molto affascinante se visitato alle prime ore del mattino prima che arrivino i pullman carichi di turisti. La vegetazione tropicale è molto rigogliosa e non sembra proprio di essere a poche centinaia di metri dal centro abitato.

Dopo il santuario si può dedicare ancora qualche ora per la visita dei templi principali della città.
Nel centro paese troviamo l'Ubud Palace e il Puri Saren Agung, situati nel medesimo complesso, a pochi passi di distanza il Pura Marajan Agung, dove la famiglia reale di Ubud esercita il proprio culto, quindi il Pura Taman Saraswati o Palazzo sull'acqua di Ubud le cui acque alimentano il laghetto situato davanti al tempio, qui è possibile assistere anche ad incantevoli spettacoli di danza.
Shopping
La ricerca e l'acquisto di opere d'arte costituisce una delle maggiori attività, tra le vie della città si trovano infatti numerosissime gallerie d'arte che propongono le proprie collezioni di oggetti d'antiquariato, dipinti di artisti contemporanei e decine e decine di negozi di fotografie, oggetti d'antiquariato locale, souvenir, ecc.
D'obbligo gironzolare tra le vie principali ma anche tra le vie meno frequentate dai turisti alla scoperta di piccoli negozietti dove è possibile trovare oggetti di grande valore artistico.
Merita sicuramente una visita il mercato cittadino che si apre ogni mattina e dove è possibile trovare di tutto ad un prezzo inferiore rispetto ai negozi però a scapito della qualità non troppo elevata delle merci esposte.
Se volete acquistare a buon prezzo articoli di ottima qualità dovete recarvi nei paesi circostanti direttamente sul luogo di produzione.

Cucina
L'ottima cucina locale è rinomata in tutta Bali, in città sono presenti i migliori ristoranti di tutta l'isola ma anche i classici warung offrono ottimi piatti tipici dell'arte culinaria balinese.
Sicuramente il più rinomato è l'anatra affumicata o smoke duck. Un ottimo ristorante dove gustare questo prelibato piatto è sicuramente l'Arie's Warung, si tratta di un posto molto accogliente gestito da un simpaticissimo balinese sempre pronto ad aiutare i turisti con le sue preziose informazioni su Ubud e i dintorni e non dimenticate di lasciare le vostre impressioni sul guest book che sicuramente Arie vi porterà in visione.

Danze
Ubud è sicuramente il posto migliore per assistere alle tipiche danze balinesi, in città esiste un teatro dove, due o tre volte la settimana, si esibiscono diverse compagnie di danza. Se si è fortunati può capitare di assistere agli spettacoli eseguiti all'interno del tempio della famiglia reale dove l'atmosfera e l'ambientazione rendono ancora più suggestivo lo spettacolo. Le danze tradizionali solitamente perfezionate dalle compagnie teatrali sono il legong, il barong e il kecak.
Alcuni spettacoli miscelano vari generi, per chi resta poco tempo in città rappresentano un'ottima occasione per vedere in un'unica esibizione i vari stili di danza.
La danza tradizionale è caratterizzata da un'accurata precisione dei movimenti di tutto il corpo, ogni movimento di polso, dita, occhi e piedi è meticolosamente eseguito e coordinato con tutto il resto del corpo. Soprattutto gli occhi sono molto utilizzati per dare rilievo alla figura del personaggio interpretato.
Presso l'ufficio turistico di Ubud è possibile trovare tutte le informazioni sulle rappresentazioni nonché acquistare i biglietti.


LOVINA

Lovina è una piccola località balneare, ad ovest della città di Singaraja.

In realtà Lovina è l'insieme di più piccoli villaggi lungo la spiaggia (Anturan, Tukad Mungga, Kalibukbuk, Kaliasem e Temukus), tanto che non esiste un centro vero e proprio.

Kalibukbuk corrisponde a quella che viene comunemente chiamata "Lovina Beach". Tutte le spiagge di Lovina sono di sabbia nera e, a differenza delle coste meridionali, qui il mare è sempre piuttosto calmo, adatto alle nuotate più che al surf.
Sul lungomare di Kalibukbuk vi imbatterete in una colonna sormontata da delfini in pietra. Questa scultura è un pò il simbolo di Lovina, quasi una dedica all'animale che ha reso possibile lo sviluppo turistico di questa piccola località balneare.

Il tour per avvistare i delfini, infatti, è l'attività più comune a Lovina.

Si parte la mattina presto, si sale su piccole imbarcazioni e si seguono i delfini che nuotano nell'acqua. Finito "l'inseguimento" si fa un pò di snorkeling sul reef di Lovina.
Se siete stufi di arrostirvi al sole della spiaggia, potrete fare una scappatella di mezza giornata alle acque termali di Air Panas Banjar.

Queste sorgenti termali sono a soli 20 minuti di motorino da Lovina. In un lussureggiante giardino troverete tre piscine in pietra con bocche di dragone scolpite da cui zampilla la calda acqua termale. Il biglietto d'ingresso costa 5.000 rupie e se avete il motorino dovrete lasciare un'offerta per il parcheggio (solitamente 2.000 IDR).

All'interno troverete dei camerini per cambiarvi (gratis), armadietti di sicurezza se volete depositare i vostri zaini (3.000) ed una toilette (2.000). C'è anche un ristorantino che affaccia sulla piscina centrale.

A poca distanza dalle terme di Air panas, troverete l'unico monastero buddhista di Bali: il Brahma Vihara Arama.

Situato vicino al villaggio di Dencarik, Il monastero regala una grande pace e tranquillità. All'interno troverete alcuni Buddha d'oro, giardinetti con fontane, ninfe e meravigliose sculture e, sulla cima, una stupa che non può non ricordare il meraviglioso complesso di Borobudur. L'ingresso è libero, ma potrete lasciare una donazione. Il parcheggio è ad offerta (2.000 andranno bene).


CANDI DASA

Candidasa è una sonnolenta località di villeggiatura adagiata sulla costa orientale di Bali, a poca distanza dal porto di Padangbai da cui partono alcune speedboat per le isole Gili.

Grazie ad alcune belle spiagge nella zona e al clima rilassato e tuttaltro che frenetico, Candidasa negli anni ha conquistato il cuore di viaggiatori provenienti dal Nord Europa.

Una delle prime cittadine turistiche di Bali, nonostante il turismo conserva la sua identità tradizionale, Colorate barche ormeggiate sulla spiaggia e i pescatori pronti a portare i turisti amanti del diving e snorkeling ad ammirare le barriera coralline. Candi Dasa ha perso quasi tutta sua la spiaggia risucchiata dal mare e i muri costruiti per contenere il mare non hanno portato i risultati sperati. Da Candi Dasa si arriva velocemente a Tenganan, paese dove vivono i Bali Aga, cioé i discendenti dei primi abitanti di Bali, il paese conserva l´apetto del tempo che fú, per farsí che si possa conservare nello stato attuale, viene richiesto un piccolo pedaggio per visitare il paese, cosa fra l´altro che ne vale la minuscola spesa.